Varianti storiche degli scacchi

Se oggi esiste una forma scacchistica legittimamente riconosciuta, nel corso della storia si sono susseguite una moltitudine di varianti degli scacchi.
Dal XII secolo in poi, in Europa, il gioco degli scacchi era diventato una sorta di rituale di corte, utilizzato come pretesto da giovani di ambo i sessi per ritagliarsi momenti intimi e romantici. Accanto a questi troviamo pure i giocatori puri  i quali si dilettavano nel gioco, apportando modifiche e contaminazioni ai cinquecento anni di tradizione di un gioco indo-persiano. L’Europa non era ancora un’entità unificata e omogenea, come già era l’impero islamico, e così sorsero molte varianti locali, chiamate assizes:

  • l’assize lombarda prevedeva che il re potesse saltare altri pezzi, e alla prima mossa poteva spostarsi assieme alla regina;
  • l’assize inglese aveva regole differenti per la versione lunga del gioco e per la versione breve;
  • nell’assize tedesca, alla mossa iniziale, quattro degli otto pedoni potevano avanzare di due caselle;
  • nell’assize irlandese, nel finale, si acceleravano gli scambi attribuendo grande importanza allo scacco matto.

Lentamente il gioco assumerà una sua uniformità, tuttavia i primi giocatori europei sembravano più interessati alle connotazioni sociali. La lentezza del gioco provocava un’estenuante logorio, e spesso gli scacchi venivano accostati al gioco dei dadi per renderlo più veloce. Il simbolo della fortuna continuava a opporsi all’arena della volontà dell’abilità.
Malgrado tutte le modifiche apportate, gli scacchi erano sempre lo stesso gioco indo-persiano, con la doppia mossa del pedone non ancora riconosciuta universalmente, e la minore mobilità di alfiere e regina.
Solo nel XVI secolo, con le nuove regole unificate, un ritmo più serrato e combinazioni sempre maggiori, gli scacchi ottennero quel riconoscimento sociale che in oriente era già stato accordato allo shatranji. Assunse anzi un nuovo significato diplomatico, simulando un ampio ventaglio di situazioni politiche e sociali.

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