Elementi di strategia negli scacchi circe progressivi

L’apparente semplicità del gioco non deve trarre in inganno: la resurrezione dei pezzi rappresenta un fattore da non trascurare, che spesso è alle origini di un matto inaspettato. Le partite in genere sono brevi: in media si concludono alla sesta serie, e questo è dovuto soprattutto alle numerosissime possibilità create dalla resurrezione.
I criteri guida cui ci si può rifare possono essere così riassunti:

  1. preferenza accordata alle aperture 1.d3 e 1.e3, che schiudono la strada alla mobilità del Re, della Donna e degli Alfieri;
  2. sfruttamento, in ogni fase, ma soprattutto in apertura, del divieto di controscacco, ciò che dà luogo a costellazioni caratteristiche;
  3. sfruttamento della resurrezione dei pezzi e dei pedoni intorno al Re avversario per limitarne le case di fuga ai fini del matto;
  4. sfruttamento della resurrezione dei pezzi avversari (particolarmente della Donna e degli Alfieri) per creare situazioni di matto per impossibilità di controscacco.

All’apertura 1.d3 le risposte più praticate sono 2.d5 Dd7 e 2.e5 De7 e, finora, non si vede un motivo di scegliere l’una piuttosto che l’altra. Merita considerazione anche 2.e5 Ab4+.
All’apertura 1.e3 la risposta consueta è 2.d5 Dd7. Non conviene replicare con 2.e5 De7 a causa di 3.Df3 D:b7 D:c8+ che dà al Bianco l’iniziativa (o almeno così sembra).
Sono giocabili anche 1.e4 (2. e5 De7) e forse, ma un po’ meno, 1.d4 (2.d5 Dd7).
Agli albori si giocava quasi esclusivamente 1.e4 seguita da 2.d5 d:e4(e2) ed il Bianco deve iniziare di nuovo a giocare.

Fonte: Eterochess.

Breve storia delle idee negli scacchi progressivi

Nel 1975 Roberto Magari vinse il primo campionato di scacchi progressivi grazie ad una concezione di gioco superiore a quella dell’epoca. Il suo modo di impostare la partita può essere così sintetizzato:
a) terminare la serie con uno scacco;
b) in mancanza di mosse utili a catturare pezzi o a dare scacco spingere uno o entrambi i pedoni di Torre di due passi;
c) muovere il Re in seconda (settima) traversa per evitare il matto.
Non stupisce, quindi, che egli rispondesse a 1.e4 anche con aperture quali 2.a5 f5 e che, contro tale apertura, giocasse varianti del tipo di 3.d4 Ae2 Ah5+.
Il 1977 fu un anno importante per l’evoluzione della strategia: a
Siena Magari organizzò alcuni tornei cui parteciparono Alessandro Patelli, ora maestro FSI, e l’estensore di queste note. In uno di questi Patelli, in risposta all’apertura di Re, introdusse la difesa 2.e6 Ab4. La difesa non ebbe fortuna ma l’importanza di inchiodare il Pd non sfuggì e provammo ad applicarla in modo sistematico. Essa permise di demolire varie difese quali 1.e4 2.a5 f5 3.e:f5 d4 Ab5! e 2.g5 Ch6 3.Cf3 d4 Ab5!
Anche per evitare la forza di Ab5 Magari introdusse la Difesa Senese (2.Cc6 d5). A La Spezia, ancora nel 1977, la Senese uscì con le ossa rotte; Domenico Blasco, pur ultimo nel torneo, trovò la strada giusta: 3.Dg4:c8:d8+ 5.Aa6:b7:a8.
All’epoca, il contributo maggiore di chi scrive credo sia stato l’introduzione del principio di economia. Ogni serie, ed ogni tratto della serie, doveva avere una giustificazione posizionale evitando le perdite di tempo. Gli effetti pratici di questo modo di giocare furono rilevanti. Per esempio divenne inaccettabile spingere entrambi i pedoni di Torre perché solo uno poteva essere promosso e la spinta dell’altro si sarebbe inevitabilmente rivelata una perdita di tempo. Un altro effetto fu che il Re non doveva muoversi se non per stretta necessità.
Lasciare il Re in prima portò alla scoperta delle potenzialità difensive di questo pezzo che evitava promozioni a Donna prima dell’ultima mossa della serie (si pensi all’efficacia di una configurazione del tipo Re1 Ae2 (o Ce2). Continua a leggere