Strategia e tattica tra oriente e occidente

Sommario

Nel presente lavoro si sono considerate diverse concezioni di strategia e tattica in differenti contesti culturali e storici; i giochi di strategia storici quali scacchi e wei-ch’i (go), per la loro natura molto astratta, forniscono interessanti elementi per una più fine comprensione dei principi base di comportamenti e scelte. Costruire modelli matematico-scientifici o teorie matematico-scientifiche costituisce una differenza fondamentale tra occidente ed oriente. L’analisi epistemologica è suffragata da alcuni esempi ed inoltre sono state enucleate alcune tematiche didattiche Queste tematiche sono importanti soprattutto oggi, poiché l’integrazione multiculturale in campo didattico è un argomento che non può non essere affrontato.

1. Introduzione

Nel mondo contemporaneo, ove lo scambio di informazioni è parecchio incrementato, e dove si devono fare i conti con continue problematiche relative alla integrazione tra culture, si ritiene utile e costruttivo proporre una riflessione sul diverso approccio alle problematiche della scelta e delle decisioni, che abbracciano diversi settori e si pongono quale denominatore comune per l’impostazione stessa di alcune attività umane. La strategia e la tattica sono delle generalizzazioni dei comportamenti e delle scelte che possono essere molto utili per la comprensione delle stesse.
Ambiti paradigmatici per dette tematiche sono i giochi di strategia, in particolare gli scacchi nel mondo occidentale ed il wei-ch’i (go) per quello orientale. In questi (come probabilmente anche in altri giochi) l’astrazione è tale che consente una analisi
abbastanza indipendente da vincoli contingenti.
In particolare, l’esame di diversi approcci alle tematiche di tipo strategico e tattico riveste interesse sia per la comprensione di determinati comportamenti anche su scala macroscopica, sia in ambito di Ricerca in Didattica delle Scienze. In questo campo questi approfondimenti valgono quale strumento per la comprensione dei fenomeni di insegnamento/apprendimento e per eventuali proposte didattiche mirate, che possano
anche considerare l’utilizzo stesso dei giochi di strategia.

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Aspetti educativi, storici e attuali degli scacchi eterodossi

L’ultima volta che tenni un corso di scacchi impiegai la prima lezione per cercare di convincere i partecipanti a non seguirlo. In quest’opera mi affidai alla storia degli scacchi, all’anedottica, citai moralisti e rammentai i divieti ecclesiastici, ma durante l’esposizione ebbi l’impressione che più argomenti portavo più l’interesse verso gli scacchi, anziché diminuire, aumentasse. Chi mi invita farebbe comunque bene a tenere conto che sono solito esprimere le mie opinioni indipendentemente dal parere che presumo abbiano gli ascoltatori.
Mi si consenta pertanto di cominciare in modo leggermente diverso dall’intervento, che pur condivido nella sostanza, tenuto l’anno scorso da Yuri Garrett sullo stesso tema.
Gli scacchi nelle scuole sono uno degli argomenti meno dibattuti nel mondo: la gente sembra più interessata a problemi quali la sovrappopolazione, lo squilibrio nord sud, le risorse energetiche e derivati.
Però, visto che questo convegno si occupa proprio dell’argomento non posso esimermi dal dire la mia che, in sostanza, si può esprimere in poche parole. Gli scacchi non sono una materia essenziale alla formazione dell’individuo e quindi non trovo scandaloso che non si insegnino nelle scuole. Io credo che in un mondo senza scacchi le cose andrebbero più o meno come vanno adesso. Ma questo non è tutto quello che si può dire. La carta vincente degli scacchi è di essere un gioco complicato nella giusta dose per essere apprezzati dal cervello umano, e tutti noi ben sappiamo quanto siano capaci di suscitare un senso della bellezza tutto particolare che per certi aspetti si avvicina alla matematica e alle scienze e per altri alle forme d’arte. Quindi, pur non essendo essenziali (ma, intendiamoci, nemmeno la “Divina Commedia” lo è. Nella maggior parte del mondo non si studia e non mi pare che gli stranieri siano meno civili di noi italiani), non troverei affatto negativo se venissero in qualche misura introdotti in ambito scolastico. Altri meglio di me approfondiranno la questione ma è ragionevole supporre che essi costituiscano un arricchimento per l’individuo al pari di tante altre materie ritenute invece intoccabili dai burocrati ministeriali.
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Scacchi e fantascienza

Affrontiamo un argomento generalmente poco trattato dalla critica specializzata. Si tratta di un filone non molto conosciuto, che ha comunque a suo attivo alcune “perle” nel campo della narrativa. Parlo dei fantascacchi, quell’insieme di racconti e talvolta romanzi, nei quali il nobil gioco svolge parte importante.

Sottolineo che questo mio breve lavoro non si prefigge assolutamente di definirsi una “storia completa dei fantascacchi”, ma piuttosto traccia a grandi linee un tragitto che si accosta ad altri brevi scritti fantascacchistici, apparsi nel corso di molti anni di critica e saggistica. Una rassegna che non può avere per forza di cose pretese di completezza, ma che dipinge un quadro senz’altro significativo dei più importanti contributi alla “fantascienza scacchistica”.
Per la stesura di questo articolo mi avvarrò, in alcune sue parti, della serie di articoli curati dal sottoscritto per la rivista bimestrale di comunicazione scacchista degli Anni Settanta L’Arcimatto, diretta da Maurizio Mascheroni (oggi curatore di uno dei maggiori siti sugli scacchi, maskeret.com, e che ringrazio per la realizzazione delle due immagini riportate più avanti raffiguranti la posizione di gioco di due esempi che cito). Certo, qui il discorso è leggermente diverso, visto che il lettore di Delos la fantascienza la vive quotidianamente e pertanto molte delle introduzioni risulterebbero pressoché inutili e scontate. Per questo riutilizzerò soltanto i pezzi più consoni alla trattazione dell’argomento, evitando i tanti interventi introduttivi già pubblicati. E’ evidente, in tutta onestà, che il gioco degli scacchi non ha un vero debito verso la fantascienza, ma risulta tuttavia vero che spesso il nostro genere letterario preferito è stato affascinato da questo gioco non poche volte.

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Pezzi eterodossi

Tutti possono crearsi la propria variante anche semplicemente cambiando il movimento dei pezzi.

  • Alfil o elefante è il predecessore del moderno alfiere.Molto probabilmente è uno dei pezzi originali degli scacchi, veniva utilizzato nel Chaturanga e Shatranj. Si muove in diagonale di due caselle, con la possibilità di saltare i pezzi.
  • Cammello, anche questo è un pezzo datato e viene usato nella verne degli scacchi di Tamerlano. E’ un altro pezzo il movimento è simile a quello del cavallo, ma si può muovere di 3 caselle in orizzontale o verticale e poi di una casella in verticale o orizzontale.
  • Friend, inventato da David L. Brown nei primi anni’70. Il pezzo di per se non ha nessun movimento, sfrutta le caratteristiche del pezzo amico che lo controlla. Se per esempio è controllato da una torre, cioè la torre può ipoteticamente catturarlo, il pezzo si muoverà come la torre. Se è controllato da più pezzi potrà utilizzare le caratteristiche di tutti quanti.
  • Il grifone, un altro pezzo storico utilizzato nella versione del Grande Acedrex, descritto nel libro del Acedrex dedicato ai giochi è scritto nel 1283 in Spagna sotto il ReAlfonso X. Il movimento consiste nel muoversi in diagonale di una casella e poi in ortogonale, come la Torre. Non può saltare e cattura per sostituzione.
  • Immbobilizzatore, pezzo inventato da RobertAbbott è utilizzato in Ultima. Il pezzo si muove come una regina, quando raggiunge la sua casella di arrivo tutti i pezzi a lui adiacenti non possono muoversi. Un pezzo immobilizzato può decidersi di suicidarsi, il suicidio conta come un turno. Due immobilizzatori adiacenti non potranno più muoversi per il resto della partita.
  • Canguro, inventato da 1937 e forse mai usato in nessuna variante. Il pezzo si muove come una regina, ma deve saltare due altri pezzi e fermarsi subito dopo il secondo perché la sua mossa sia valida. Se la casella di arrivo è occupata da un pezzo avversario effettua una cattura.

Fonte: Il fogliaccio degli astratti.

Il Freestyle negli scacchi

Riassunto

L’utilizzo delle macchine ha cambiato radicalmente la nostra vita, divenendo sempre più indispensabile. Anche negli scacchi, che nella tradizione occidentale sono il gioco di intelligenza per antonomasia, nel corso del tempo il livello di gioco delle macchine ha raggiunto e superato quello dei più forti umani. Oggi i più elevati vertici tecnici scacchistici sono raggiunti nel freestyle, cioè gli scacchi con qualunque ausilio. A differenza di quanto può sembrare più plausibile, i migliori risultati in questa disciplina non sono ottenuti dai più forti giocatori umani assistiti, o dai migliori software da soli, bensì da soggetti che non sono campioni ma che si integrano in modo davvero completo con le macchine, veri centauri contemporanei. Questo è stato lo spunto da cui ha avuto origine il presente lavoro, nel quale ho tentato di analizzare in profondità i processi utilizzati dai freestylers, attraverso un’intervista strutturata ad uno dei più noti centauri internazionali. Le risultanze sono state molto interessanti riguardo lo stile cognitivo utilizzato, la comunicazione di questo ed il rapporto con le macchine. Nella conclusione si sono anche delineati alcuni problemi aperti relativi all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambiente didattico. Nelle problematiche dell’insegnamento/apprendimento non si può fare a meno del rapporto con le tecnologie informatiche, e probabilmente si dovranno trovare nuovi paradigmi di fronte alla Teoria della complessità.

INTRODUZIONE

Il freestyle, all’interno del mondo degli Scacchi, è una disciplina caratterizzata dal seguente assioma fondamentale: il giocatore può usufruire di qualsiasi ausilio per effettuare la scelta della mossa. Questa è la caratteristica base, e per qualsiasi ausilio si comprende anche l’ausilio di altri umani. Ci sono altre caratteristiche importanti che meritano di essere menzionate: le partite di freestyle sono giocate on-line ed il tempo di riflessione per l’intera partita è leggermente più rapido di quello usato normalmente nelle competizioni standard tra umani. Recentemente è stata introdotta la regola che impedisce di affidare in automatico la gestione della partita ad un software. Ciò significa che in linea di principio ci si può affidare integralmente alle scelte operate da uno o più software, ma che la effettuazione della mossa, cioè la sua effettiva comunicazione ufficiale deve essere in ogni caso fatta dall’umano referente. Ciò sostanzialmente in quanto la effettuazione automatica è riconoscibile. Il freestyle si differenzia dagli scacchi per corrispondenza per il limitato tempo di riflessione ed è differente anche dagli Advanced Chess, proposti da Kasparov, che sono una partita normale tra umani, che si effettua fisicamente alla scacchiera, con l’ausilio codificato di una macchina, e senza alcun aiuto umano consentito.
È evidente che l’aspetto informatico è assolutamente preponderante nel freestyle e per poter meglio comprendere il rapporto scacchi-informatica può essere di interesse un breve excursus storico in materia, comprendente anche lo sviluppo degli scacchi in Rete.

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Lo shogi: una forma non scacchistica?

Si è sempre pensato che lo shogi fosse un evoluzione degli scacchi, dal chaturanga al xiangqi, successivamente modificato grazie a nuovi e regole. La scoperta di un “suizo” (elefante ubriaco) di legno del periodo Heian (794-1185) nella città di Nara induce a pensare che lo shogi possa essersi sviluppato prima, e avere un’origine indipendente dal chaturanga e dal xiangqi. Questo suizo, alto 2.5 cm, largo 1.5 cm e spesso 0.2 cm, secondo le stime dei ricercatori dell’Istituto Archeologico di Kashihara risulta 700 anni più vecchio del più antico suizo sino a oggi conosciuto. Insieme al suizo, sono stati rinvenuti altri tre pezzi: un “keima” (cavallo), un “fuhyo” (pedone) e un altro pezzo di cui risulta impossibile determinare il kanji kanji su di esso inciso.

Suizo

Suizo

La scoperta è avvenuta in un sito presso l’antico Kanzenin, templio sussidiario del Kofukuji; è stata rinvenuta anche una striscia di leggno con la scritta “Jotoku ni-nen” (secondo anno Jotoku, ovvero 1098).
“Il suizo è un pezzo unico in Giappone. Nei templi del periodo Heian, le persone potrebbero avere trasformato questa forma di cultura d’oltreocenao, addattandola allo stile giapponese, aggiungendo nuovi pezzi allo shogi classico,” dichiara Noboru Kosaku, un ricercatore dell’Istituto degli studi dell’Industria dell’Intrattenimento dell’Università di Osaka.
Il Suizo viene usato ancora oggi in alcune varianti dello shogi, tra cui il chu-shogi. In chu-shogi, il suizo può muovere su tutte le caselle adiacenti, purché non arretri; quando entra nel territorio nemico, può essere promosso a “taishi” (principe incoronato), che muove come “gyokusho” (re sfidante).

Le varianti come specchio della società

Per oltre 1500 anni, gli scacchi sono stati utilizzati come metafore ora dell’amore romantico, ora della guerra, e in tempi più recenti delle teorie economiche.
Come rappresentazione in miniatura della società, ogni leggenda sugli scacchi aiuta a comprendere meglio la società in cui è stata elaborata, e così lo studio delle molteplici varianti. Nel complesso, la continua ricerca di nuove varianti esprime l’esigenza di spiegare la complessità del mondo intorno a noi. In qualsiasi epoca troviamo leggende a tema scacchistico con temi profondamente diversi dal libero arbitrio alla coscienza di classe, dal mistero del divino alle frontiere della mente, e tanti altri ancora.
Nel corso della storia, numerose sono state le critiche a questo gioco, nondimeno le repressioni che, come qualsiasi modello di pensiero organizzato definitivamente accettato dagli uomini, ha dovuto subire. Dal 655, data in cui il gioco fu proibito con le ordinanze del Califfo Ali Ben Abu Talib (genero del profeta Maometto) al 1649, quando gli scacchi furono proibiti dallo zar Alessio, troviamo ben diciotto divieti, ora per motivi religiosi (e non solo dagli islamici, ma pure dalla chiesa ortodossa e cattolica), ora perché considerati pericolosi dai reggenti.
Se togliamo le varianti storiche e regionali, gli sviluppi degli scacchi eterodossi sono avvenuti nell’ultimo secolo, quando è venuta meno la restrizioni di libertà di pensiero scacchistico, e quando si è affievolita l’importanza dei miti e delle legende, incarnandosi dunque nell’eterodossia la nuova funzione sociale di rappresentare i conflitti esterni.