Strategia e tattica tra oriente e occidente

Sommario

Nel presente lavoro si sono considerate diverse concezioni di strategia e tattica in differenti contesti culturali e storici; i giochi di strategia storici quali scacchi e wei-ch’i (go), per la loro natura molto astratta, forniscono interessanti elementi per una più fine comprensione dei principi base di comportamenti e scelte. Costruire modelli matematico-scientifici o teorie matematico-scientifiche costituisce una differenza fondamentale tra occidente ed oriente. L’analisi epistemologica è suffragata da alcuni esempi ed inoltre sono state enucleate alcune tematiche didattiche Queste tematiche sono importanti soprattutto oggi, poiché l’integrazione multiculturale in campo didattico è un argomento che non può non essere affrontato.

1. Introduzione

Nel mondo contemporaneo, ove lo scambio di informazioni è parecchio incrementato, e dove si devono fare i conti con continue problematiche relative alla integrazione tra culture, si ritiene utile e costruttivo proporre una riflessione sul diverso approccio alle problematiche della scelta e delle decisioni, che abbracciano diversi settori e si pongono quale denominatore comune per l’impostazione stessa di alcune attività umane. La strategia e la tattica sono delle generalizzazioni dei comportamenti e delle scelte che possono essere molto utili per la comprensione delle stesse.
Ambiti paradigmatici per dette tematiche sono i giochi di strategia, in particolare gli scacchi nel mondo occidentale ed il wei-ch’i (go) per quello orientale. In questi (come probabilmente anche in altri giochi) l’astrazione è tale che consente una analisi
abbastanza indipendente da vincoli contingenti.
In particolare, l’esame di diversi approcci alle tematiche di tipo strategico e tattico riveste interesse sia per la comprensione di determinati comportamenti anche su scala macroscopica, sia in ambito di Ricerca in Didattica delle Scienze. In questo campo questi approfondimenti valgono quale strumento per la comprensione dei fenomeni di insegnamento/apprendimento e per eventuali proposte didattiche mirate, che possano
anche considerare l’utilizzo stesso dei giochi di strategia.

2. La strategia e la tattica

La tattica è sapere cosa fare quando si ha qualcosa da fare; la strategia è sapere cosa fare quando non si ha niente da fare (Tartakower)
La strategia e la tattica sono momenti dell’attività in un determinato contesto, ed in linea generale sono profondamente interconnesse, anche se le rispettive fasi d’intervento sono normalmente abbastanza separate tra loro.
Una strategia è la formulazione, anche in forma implicita, di un piano d’azione che anche a lungo termine sia preso quale riferimento per il coordinamento delle attività indirizzate al raggiungimento di uno scopo predeterminato. I settori entro i quali si può parlare di strategia possono essere i più disparati, e la strategia è formulata, anche attraverso diverse fasi di attuazione, laddove per raggiungere l’obiettivo la scelta non è unica, e l’esito in generale incerto. La parola strategia deriva dalla parola con cui in greco antico si indicava il generale(στρατηγός). Prima opzione necessaria è proprio la determinazione degli scopi, cioè la esplicita individuazione degli obiettivi sulla base di una valutazione della situazione. La fase della valutazione è forse la più delicata e dipende dai dati a disposizione, dalla capacità del soggetto decisionale in termini di attitudine, di esperienza, di conoscenza. Ciò spesso pone degli importanti vincoli alle successive operazioni di pianificazione strategica. Le operazioni strategiche vere e proprie si basano su considerazioni oggettive ed anche su considerazioni psicologiche.
La esplicita individuazione degli obiettivi, o meglio dire, più in generale, la scelta di aspetti della situazione degni di considerazione e/o passibili di importanti sviluppi, parimenti dipende dalla situazione e dal soggetto decisionale, nei termini sopra espressi.
E’ interessante sottolineare che il soggetto decisionale può essere una persona, un insieme di persone, una macchina, un insieme di macchine, ed anche un animale o gruppo di questi. Si sono spesso discusse le possibilità che macchine o animali possano avere una vera e propria capacità strategica,in ogni caso ciò esula dai nostri scopi. Un aspetto importante della strategia è la frequente gerarchizzazione degli obiettivi, cioè il fatto che spesso vengono definiti obiettivi parziali o intermedi utili o indispensabili per i successivi scopi. Questo implica frequentemente lo stabilirsi di una catena di implicazioni che nei dettagli va somigliando spesso ad operazioni di tipo tattico. E’ spesso affermato dagli esperti di vari settori che “è meglio avere una strategia sbagliata
che non averne affatto”, così come è spesso evidenziato che sono destinati al fallimento quei soggetti che hanno una strategia assolutamente univoca e priva di flessibilità ed adattamento alla realtà, intendendo sia la valutazione e la decisione in itinere, sia il fatto che le condizioni iniziali ben raramente sono sempre le stesse.
Dobbiamo camminare su una linea sottile tra flessibilità e coerenza
La strategia ha la sua naturale azione complementare nella tattica.
La tattica comprende i metodi utilizzati per conseguire determinati obiettivi. Le tattiche sono i mezzi, reali o logici, utilizzati per ottenere uno scopo, sia esso parziale o totale.
Una operazione tattica ha lo scopo di realizzare la singola azione all’interno della strategia, o anche per cogliere possibilità offerte dall’avversario, o dall’ambiente fisico o logico nel quale ci si trova. La strategia si riferisce ad operazioni tese a raggiungere un obiettivo di lungo termine e si attua su scale geografiche (più in generale contesti) ampie. La tattica si riferisce invece ad azioni tese a raggiungere un obiettivo di breve termine e generalmente si attua su scala geografica (più in generale contesti) ridotta.
Nelle operazioni tattiche si tende, mediante azioni concrete, ad ottenere un vantaggio, a recuperare dello svantaggio o a mantenere uno status quo ritenuto soddisfacente. Il profilarsi di una operazione tattica vantaggiosa può convincere a cambiare decisamente i piani strategici eventualmente formulati. Non solo, ma anche le valutazioni asserite in fase strategica possono risultare errate, o quantomeno evidentemente non assolute, a seguito del realizzarsi di una operazione tattica. Questo può avvenire anche in Fisica o nelle Scienze in generale, dove determinate difficoltà matematiche o applicative possono convincere ad abbandonare una modellizzazione precedentemente formulata.
Più in particolare, in ambito scientifico, una Teoria stabilisce una serie di relazioni tra proprietà e quantità del mondo reale, mentre i modelli fissano i livelli di approssimazione, selezionano i particolari e gli ambiti di interesse, le variabili da considerare e specificano condizioni iniziali e vincoli;Teorie e modelli, insieme, consentono di fare previsioni, e le conseguenze di risultati ed approfondimenti ci fa tornare a raffinare un modello, o a rigettarlo, fino a mettere in discussione la Teoria stessa, o considerarla un caso particolare di una più generale. In logica matematica, si dice modello di una teoria una qualsiasi struttura che ne rispetti gli assiomi; è di questa accezione del termine che si occupa la cosiddetta teoria dei modelli.
La prima accezione è di tipo locale e riguardaclassi di problemi e non ha pretese di generalizzazione. La seconda accezione riguarda l’organizzazione della conoscenza in Teorie. In Matematica una Teoria riguarda in modo particolare la “Teoria dei Modelli”.
Nel ‘900 questa accezione ha avuto diverse interpretazioni come quella di “Modelli astratti” o come quella di Modelli sintattici. In ogni caso questo riguardava una sistematizzazione formale, assiomatizzata e con un linguaggio ben definito e sufficientemente rigoroso.
Le due accezioni riguardano anche due modi diversi di rappresentare i fenomeni della realtà. La prima accezione è di tipo “tattico” analizza cioè situazioni di tipo locale. La seconda accezione è di tipo “strategico”, analizza cioè classi di problemi molto più ampie cerca di fare delle previsioni di lunga durata. Vista la “complessità” delle scienze alla fine del secolo si rende necessario un approccio sistemico alla modellizzazione in campi diversi (Morin, J. De Le Moigne ).
Si rende necessaria una teoria generale che inglobi sia la modellizzazione formale che quella dei sistemi complessi. Sembra che la modellizzazione sia rimasto l’unico elemento per interpretare la realtà all’inizio del XXI secolo.

3. Cenni sulle concezioni di strategia e tattica in oriente ed in occidente

Preliminarmente rileviamo che i termini Occidente ed Oriente sono ovviamente estremamente generici. e denotano quasi interi emisferi, con tante regioni ed etnie. Va precisato quindi che con il termine Occidente intendiamo riferirci al pensiero occidentale in alcune caratteristiche che lo distinguono da quello orientale. Ci riferiamo quindi alla identità culturally Western, distinta da quella culturally Eastern.
In particolare consideriamo, per i presenti scopi, ad un quadro generale che possa far
riferimento alle terne Confucio/Tao/ Buddha per il pensiero del sud est asiatico (cinese)
e Socrate/Platone/Aristotele per quello occidentale (italiano).
Il primo trattato di strategia sipuò con certezza far risalire a Sun Zu, generale vissuto in Cina (VI-V secolo a.C.) intitolato L’arte della guerra(SūnzǐBīngfǎ). Il testo è esplicitamente riferito alla guerra, ma è ancora considerato uno dei testi base per l’apprendimento della strategia in ogni campo dell’azione umana. Sun Zu oltre a stabilire diversi principi fondamentali di carattere strategico nonché politico, morale e pratico, si sofferma spesso a sottolineare come dalla bontà della esecuzione di una operazione (tattica) può dipendere completamente il successo. Egli va oltre e fornisce delle utili indicazioni per comprendere che il successo, visto come ottenimento di uno scopo, comporta perdite, e più in generale che le azioni intraprese hanno delle conseguenze, con le sue stesse parole Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità; vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo.
Traspare una impostazione razionale ove il rischio si deve assolutamente minimizzare “Perciò, le vittorie ottenute dai maestri nell’Arte della Guerra non si distinguono né per l’uso della forza, né per l’audacia; I loro successi in guerra non dipendono dalla fortuna. Perché per vincere basta non commettere errori. “Non commettere errori”, vuol dire porsi in condizionedi vincere con certezza: inquesto modo,si sottomette un nemico già vinto… in tal modo, un esercito vittorioso prima vince, poi dà battaglia; un esercito destinato alla sconfitta prima dà battaglia, poi spera di vincere”.
In sostanza il Controllo totale.
Molto interessante notare come l’audacia sia considerata una virtù non strettamente basilare per uno stratega; in questo notiamo un contrasto con le concezioni aggressive che si riscontrano nel mondo occidentale, soprattutto in campo economico, strettamente connesse col concetto di rischio. Questo è esaltato in un mondo ove l’innovazione è determinante, edarrivare secondi nello sviluppo di un settore è come non arrivarci proprio. L’audacia, l’attacco, l’aggressività contengono in sé il vantaggio di poter spesso orientare le cose sul proprio terreno preferito. L’approccio classico occidentale ad un conflitto si può riassumere con le parole di D. Lai “the Greeks developed what has been called the Western way of war ―a collision of soldiers on an open plain in a magnifi cent display of courage,skill, physical prowess, honor, and fair play, and a concomitant repugnance for decoy, ambush, sneak attacks, and the involvement of noncombatants.”
Interessante sottolineare come nel primo capitolo « Valutazione », Sun Zu tracci i cinque principi guida per la valutazione della situazione reale: Il primo degli elementi fondamentali è il Tao; il secondo è il Cielo (clima); il terzo è il terreno; il quarto è il comando; il quinto è la dottrina (Regola, organizzazione). Non a caso il primo posto è riservato all’elemento “Tao”; la parola, di difficile traduzione, qui è posta per indicare che popolo, esercito e Sovrano abbiano il medesimo intento, che i Capi abbiano grande forza morale, che siano uniti nel raggiungimento dello scopo, e che la fiducia e stima reciproche siano totali. Ciò è presente in modo assai simile in Von Clausewitz. Questo ha molto a che fare con la motivazione, e trova anche facile riscontro in ambito didattico. Ciò implica chiara definizione dello scopo, ed in generaleil profondere le rispettive risorse e capacità in modo sinergico. Generalizzando anche su attività di gruppi più ristretti o individuali, impegno e Concentrazione sono al primo posto. Ciò nondimeno, e questo è molto interessante, Sun Zu non esita a dichiarare che in alcuni casi bisogna disobbedire agli ordini del sovrano, …il nono è: possono presentarsi circostanze in cui gli ordini del sovrano non devono essere obbediti”, in sintesi le decisioni devono essere prese da chi è competente ed ha gli elementi per farlo, e non in base alla pura gerarchia, se questo è necessario per il bene comune supremo, concetto presente anche in Von Clausewitz, ma criticato in una visione fortemente gerarchica dell’organizzazione militare e governativa. In ogni caso, le competenze di tipo strategico hanno avuto un ruolo determinante nella storia della razza umana: si ipotizza che dopo una modificazione genetica l’Homo Sapiens moderno abbia acquisito “… le capacità di concepire e realizzare piani di azione a lungo termine, un’abilità di cui i Neanderthal non poterono mai godere.. La distinzione era piccola, ma in ultima analisi ha avuto conseguenze profonde: la nostra specie sopravvisse e prosperò, mentre i
Neanderthal andarono incontro all’estinzione.

4. Giochi di strategia storici in oriente ed occidente : scacchi, wei-ch’i e le
differenti concezioni di strategia e tattica

Il mondo è una partita di Go, le cui regole sono state inutilmente complicate (proverbio cinese). La vita sono gli scacchi (Bobby Fischer).
Un gioco di strategia è tipicamente un gioco da tavolo o un videogioco nel quale le capacità di prendere decisioni di un giocatore hanno un grande impatto nel determinare il risultato. Molti giochi includono questo elemento in grado minore o maggiore, rendendo difficile stabilire una demarcazione, è pertanto più adeguato parlare del grado di strategia di un gioco, piuttosto che del fatto che sia o meno un gioco di strategia. Un gioco di strategia è un gioco nel quale leregole sono ben definite, chiare e sono conosciute dai giocatori; E’ stato dimostrato da Von Neumann che gli scacchi, in quanto gioco ad informazione completa, è descritto da una matrice (sterminata, le partite possibili sono dell’ordine di 10 alla 50) che contiene un punto di sella, e pertanto, il gioco è risolvibile, cioè esiste una partita “perfetta” dove entrambi i giocatori, se fossero in grado di valutare tutto,giocano al meglio (come finisca non si sa, la esperienza degli scacchisti fa propendere per la patta). Lo stesso vale per il wei’-chi, con la differenza che le partite possibili sono molte di più (10 alla 172).
Negli scacchi l’obiettivo del gioco è la cattura del Re avversario, lo scacco matto.
Pertanto il gioco, soprattutto ai suoi primordi teorici, (XVI-XVII secolo d.C) era fortemente orientato a privilegiare operazioni concrete per l’attacco al Re avversario, squisitamente tattiche, pur riconoscendo che vi erano delle configurazioni il cui raggiungimento era una base sufficiente per la vittoria, Solo con i teorici della fine del secolo XIX come Steinitz e Tarrasch si fece avanti in modo esplicito la concezione che non era possibile giocare solamente per lo scacco matto, ma che si rendeva necessario puntare all’acquisizione di piccoli vantaggi di tipo “posizionale”, che in seguito divennero gli elementi strategici base per la valutazione di una posizione. La strategia scacchistica è un complesso di attività del giocatore che lo portano a considerare aspetti peculiari della posizione, a stabilire dellepriorità, ad effettuare delle previsioni sull’andamento della partita, a pianificare una serie di operazioni.
La tattica negli scacchi è una operazione concreta, normalmente volta ad alterare la posizione esistente mediante una sequenza di una o più mosse, spesso obbligate. Un singolo errore nella tattica, sempre che l’avversario giochi senza errori, può essere fatale per il giocatore. La capacità di calcolo, di tipo strettamente deduttivo, in una data posizione, diventa ago della bilancia di una partita.
Col passare del tempo, la maestria del giocatore non è stata più rappresentata dalla mera capacità di calcolo delle mosse possibili, ma anche dalla capacità selettiva di orientamento del pensiero e dell’attenzione mediante riconoscimento di pattern visuali o astratti. Ciò ha reso affascinante, a partire dagli anni 60-70 del XX secolo, la contesa tra giocatori umani e giocatori artificiali, questi ultimi al giorno d’oggi praticamente imbattibili sul piano tattico. Dalla seconda metà del XX secolo, il concetto di iniziativa e gioco dinamico ha preso il sopravvento su una concezione statica basata solamente sui canoni strategici classici.
Il Wei-ch’i, in Occidente più noto col nome giapponese go, nasce probabilmente in Cina circa 4000 anni fa, ed il suo sviluppo completo si può far risalire dal VII al V secolo a.C.
Fu introdotto in Giappone ed in Corea intorno al 700 d.C, Si diffonde tra i funzionari imperiali cinesi, ed in un periodo di guerre continue rappresenta, oltre che una disciplina di tipo filosofico, anche un importante esercizio di strategia militare. Scopo del gioco è il controllo del territorio sul goban (tavoliere/scacchiera del gioco), e rappresenta una forma elevata di astrazione del pensiero, a tal punto che nella Cina tradizionale assurge a seconda disciplina tra le quattro ritenute basilari per la formazione della persona di elevato rango. La conoscenza del wei-ch’i è condizione necessaria per ricoprire alte cariche governative. Riassume in sé alcunecaratteristiche fondamentali della cultura cinese, in linea con la tradizione dell’I-King, con alcuni significati simbolici legati a rappresentazioni spaziali e temporali dell’Universo. A differenza degli scacchi, dove spesso le azioni sono totalmente mirate al raggiungimento di un obiettivo identificato, probabilmente l’avversario lo impedirà ad ogni costo, nel weich’i è implicito che la scelta di una zona di influenza o di operazione comporta una analoga azione avversaria e ciò fa parte di una concezione che tende ad evitare la identificazione assoluta di un elemento in favore di una visione dinamica e di interscambio tra i vari elementi stessi.
Nel wei-ch’i tradizionale i giocatori erano,più che avversari, due parti in causa per creare qualcosa di intrinsecamente valido. Le Regole strategiche base nel wei-ch’i sono, in forma schematica:
1. Se avete un gruppo di pietre deboli, rinforzatelo
2.Se l’avversario ha un gruppo di pietre deboli, pianificate di attaccarlo
3.Se potete fare una mossa che abbia una ampia portata territoriale, fatela.
4.Se l’avversario può fare una mossa di ampia portata territoriale, o ha un grande territorio, provate a prevenire, distruggerlo o ridurlo con misure appropriate.
“Secondo il suo modello di comportamento razionale, la razionalità consiste non nell’ottimale(nel wei-ch’i la strategia teoricamente ottimale esiste come principio, ma è e resterà sconosciuta anche al migliore giocatore, a causa della quantità delle possibili varianti di cui si dovrebbe tener conto nel calcolarla) ma nel soddisfacente.
Scacchi e wei-ch’i sono profondamente diversi,e non a caso le zone di diffusione sono state a lungo chiaramente distinte tra Occidente ed Oriente. Ovviamente, a livello elevato di processi di pensiero, ritroviamo inentrambi dei denominatori comuni negli elementi strategici e tattici. Ma risulta abbastanza evidente una connessione con alcuni fondamenti dell’etica sociale e della vita stessa: Le cosiddette “virtù cardinali” dell’Occidente, che scaturiscono dalla doppia elica della civiltà occidentale (tradizione greca-romana e religione giudaico-cristiana)sono infatti quasi sempre focalizzate sull’individuo sia come parte della società che come soggetto isolato da esso, una situazione che potremmo definire “perfezionamento isolato” armonizzato al Giusto Mezzo di Aristotele
Un’etica parecchio diversa da quella orientale, focalizzata più sull’organizzazione sociale che sul singolo individuo, aspetto questo che è riferito alle tradizioni “filosofiche” cinesi che sono anche uniche e senza precedenti nel mondo occidentale. Il Tao, accennato precedentemente, è uno dei concetti più elevati e profondi della mente umana eppure è intrinsecamente “inspiegabile” e per molto tempo è stato incomprensibile al mondo occidentale. Le applicazioni dirette del Tao cinese si ritrovano in moltissimi ambiti come la calligrafia, il Tai Chi Chuan, il Wei-ch’i stesso, la medicina etc. E’ quindi anche questo un elemento fortemente culturale per l’etnia cinese. Esso è uno dei filamenti filosofici diuna treccia a tre capi dove si ritrovano anche il confucianesimo e il buddismo.
Tornando a scacchi e wei-ch’i, lo scacchista usa le configurazioni (pattern) come strumenti dell’argomentare in una struttura tipicamente deduttiva, ove peraltro i giudizi di valutazione non sono necessariamente netti ma possono essere sfocati(del tipo “il bianco sta un po’meglio). L’aspetto tattico, determinante, è vissuto alla stregua dello svilupparsi di una situazione concreta che necessita una analisi esaustiva portata al massimo dell’efficienza, mentre le concezioni strategiche dei grandi teorici del gioco si configurano come delle vere e proprie Teorie, per la generalità ed astrattezza. Già dopo la critica dei principi classici ad opera della scuola ipermoderna (Reti,Tartakower, Nimzowitch), i principi strategici non riescono ad avere una validità assoluta, tanto è vero che sono stati considerati anche alla stregua di ostacoli epistemologici, e più modernamente sono utilizzati non dogmaticamente ma come possibili elementi di una valutazione della posizione.
Nel wei-ch’i, in linea con la tradizione del pensiero cinese, il puntare o selezionare un solo aspetto in modo esaustivo non porta beneficio anzi è estremamente pericoloso.
Nulla ha senso se non nel contesto. Nei seguenti “Dieci comandamenti” (“meta-regole”) è costante il riferimento al contesto, ed al non concentrarsi troppo sul particolare

I 10 comandamenti del Go (Otake Hideo, 9º dan)

  1. «La gola non porta alla vittoria.»
  2. «Si penetra la sfera avversaria gentilmente e semplicemente.»
  3. «Se attacchi il tuo avversario, presta attenzione alle tue spalle.»
  4. «Abbandona il bottino facile, e combatti per l’iniziativa.»
  5. «Lascia che il piccolo cada, concentrati sul grosso.»
  6. «Se sei in pericolo, abbandona qualcosa.»
  7. «Sii prudente, non vagare a casaccio qua e là sul goban.»
  8. «Se necessario, rendi colpo per colpo.»
  9. «Se il tuo avversario è forte, proteggiti.»
  10. «Se il tuo gruppo è isolato al centro di un’influenza avversa, scegli la via pacifica.»

Negli scacchi il successo può essere deciso in una mossa, nel caso più eclatante lo scacco matto o c’è o non c’è (logica bivalente), e più in generale la presenza di pezzi più o meno importanti ed esplicitamente schierati sin dall’inizioindirizza in modo chiaro la lotta verso l’obiettivo mediantespiegamento di forze verso punti vitali e spesso attraverso una decimazione delle difese avversarie, e questo modo di procedere è in relazione alla Via “occidentale” di approcciare una lotta, un conflitto, una situazione, mentre nel wei-ch’i il successo è una serie di gradi, in qualche modo più fuzzy. L’obiettivo non è tanto quello di sconfiggere l’avversario, quanto di massimizzare vantaggi e svantaggi. Più che un duello, è una competizione economica per un bene scarso.
E’interessante notare che a scacchi un vantaggio impercettibile deve essere prima o poi convertito in un vantaggio tangibile per condurre in porto la partita, mentre nel wei-ch’i è sufficiente conservare il vantaggio impercettibile fino alla fine.
La tabella che segue, nei limiti di qualunque schematizzazione, può essere utile per focalizzare quegli elementi che poi possono essere utilizzati per eventuali tematiche didattiche:

 Strategia e tattica 1Strategia e tattica 2
5- Connessioni con la didattica e problemi aperti

Riteniamo che diverse tematiche sopra esposte possano avere delle connessioni con la didattica; i diversi approcci alla strategia ed alla tattica in culture differenti forniscono, nel loro insieme, dei formidabili strumenti per affrontare le più disparate tematiche della vita e sono molto interessanti in contesto didattico.
Ci limitiamo a dare alcuni cenni schematici di queste possibili connessioni, fermo restando che una più specifica analisi di alcuni di questi richiede ricerche dedicate, con metodi quantitativi e qualitativi.

1. Primo punto, la piena consapevolezza che senza dedizione, unità di intenti, chiara definizione dello scopo, attenzione e motivazione difficilmente si raggiunge un obiettivo qualunque esso sia. Questo punto è di carattere generale ma proprio per questo spesso trascurato in ambiente didattico. Demotivazione e troppa burocrazia fra le possibili cause di questa trascuratezza.
2. L’attitudine alla Valutazione: il considerare gli elementi presenti con un elevato grado di oggettività e la selettività dell’attenzione possono consentire la formulazione di strategie, ed alle volte anche metodi e strumenti atti alla soluzione di problemi ed alla definizione di una situazione. Ciò in linea con una moderna visione della didattica che miri ad un incremento delle competenze, cioè dell’uso delle conoscenze e capacità in diversi contesti e situazioni. Ciò in particolare in Italia dove c’è una carenza acclarata in questa direzione.
3. Il pensiero ipotetico-deduttivo anche a livelli di profondità notevoli è un elemento importante nei giochi di strategia e utile in tutte le discipline. Il pensiero ipotetico deduttivo è presente nella cultura occidentale già negli Elementi di Euclide (Modello della Logica Aristotelica, Spagnolo (2005)). Quindi nella cultura occidentale il pensiero strategico potrebbe essere veicolato dalla Logica Aristotelica (sottesa allaLingua Naturale) mentre nella cultura orientale come abbiamo avuto modo di sottolineare, nelle “meta-regole” del Wei-ch’ì ;
4. Il riconoscimento di pattern visuali o astratti, il loro continuo adattamento alla realtà contingente è un esercizio continuo negli scacchi e nel wei-ch’i e tipico di competenze di ordine superiore. La pratica può dimostrare errata una determinata strategia, applicata in modo ripetitivo in un contesto evoluto, e questo ha un nesso con la teoria degli ostacoli epistemologici in Didattica. In questo caso questo elemento è presente in tutte e due le culture, ma gli scacchi ed il Wei-ch’ì veicolano questo elemento.
5. L’educazione al riconoscimento di strategia e tattica nella didattica disciplinare potrebbe avere delle ricadute sociali molto importanti. Questo potrebbe anche essere, come abbiamo già visto nella trattazione del presente lavoro, una discriminante culturale. Possiamo ipotizzare da parte degli studenti occidentali delle strategie più lineari di tipo ipotetico-deduttivo con un riconoscimento netto tra tattica e strategia. Nella cultura orientale non ci dovrebbe essere una distinzione netta tra tattica e strategia (vedi anche appendice 2 sulla lingua cinese). E’ probabile che le sfumature riguardanti Strategia e Tattica siano dovute alle meta-regole del Wei-ch’ì. Sono le meta-regole del Wei-ch’ì che
indirizzano poi alle sfumature di significato tra strategia e tattica con un continuum forse più fine di quello che facciamo noi nella cultura occidentale.
6. La concezione dell’altro da sé come un continuo ed inevitabile riferimento per le proprie azioni, e la ricerca costante di ottimizzazioni hanno importanti ricadute per la formazione della persona.

Conclusioni

Non c’è dubbio che le diverse concezioni di strategia e tattica tra Oriente ed Occidente abbiano una radice culturale profonda, e mettano in evidenza un diverso approccio alla realtà. Lo stesso corso della storia è stato influenzato da queste concezioni tattiche e strategiche, ed al giorno d’oggi diversi esperti vedono nello sviluppo economico della Cina e nel suo comportamento nel mercato mondiale un approccio strategico assimilabile ad alcuni concetti di wei-ch’i. Esula comunque dai nostri scopi approfondire dette connessioni. Anche il fiorire degli scacchi in occidente e del wei-ch’i in Oriente, pur in epoche differenti, non è casuale, considerata la natura dei due giochi; ma entrambi possono dare grande ricchezza di temi
e spunti in ambito didattico e nella formazionedella persona. L’utilizzo stesso dei giochi di strategia, segnatamente gli scacchi, in ambito scolastico è stato oggetto di ricerche scientifiche ed anche di interventi governativi (attualmente l’esempio più noto è in Francia, municipalità di Cannes). Certamente le diversità culturali emergono di più nel momento in cui si pone la necessità di una integrazione multiculturale in una classe ove siano presenti studenti provenienti da diverse nazioni, e queste tematiche non possono essere assolutamente sottovalutate, a qualunque livello.

Fonte: “Quaderni di Ricerca in Didattica”, n. 19, 2009.
G.R.I.M. (Department of Mathematics, University of Palermo, Italy)
Giuliano D’Eredità & Filippo Spagnolo, Le diversità culturali nelle concezioni di Strategia e Tattica tra Oriente ed Occidente osservate attraversogli scacchi ed il wei-ch’i e le connessioni con la Didattica

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