Le varianti come specchio della società

Per oltre 1500 anni, gli scacchi sono stati utilizzati come metafore ora dell’amore romantico, ora della guerra, e in tempi più recenti delle teorie economiche.
Come rappresentazione in miniatura della società, ogni leggenda sugli scacchi aiuta a comprendere meglio la società in cui è stata elaborata, e così lo studio delle molteplici varianti. Nel complesso, la continua ricerca di nuove varianti esprime l’esigenza di spiegare la complessità del mondo intorno a noi. In qualsiasi epoca troviamo leggende a tema scacchistico con temi profondamente diversi dal libero arbitrio alla coscienza di classe, dal mistero del divino alle frontiere della mente, e tanti altri ancora.
Nel corso della storia, numerose sono state le critiche a questo gioco, nondimeno le repressioni che, come qualsiasi modello di pensiero organizzato definitivamente accettato dagli uomini, ha dovuto subire. Dal 655, data in cui il gioco fu proibito con le ordinanze del Califfo Ali Ben Abu Talib (genero del profeta Maometto) al 1649, quando gli scacchi furono proibiti dallo zar Alessio, troviamo ben diciotto divieti, ora per motivi religiosi (e non solo dagli islamici, ma pure dalla chiesa ortodossa e cattolica), ora perché considerati pericolosi dai reggenti.
Se togliamo le varianti storiche e regionali, gli sviluppi degli scacchi eterodossi sono avvenuti nell’ultimo secolo, quando è venuta meno la restrizioni di libertà di pensiero scacchistico, e quando si è affievolita l’importanza dei miti e delle legende, incarnandosi dunque nell’eterodossia la nuova funzione sociale di rappresentare i conflitti esterni.

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